Cos’è il Greenwashing e come “difendersi”

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31/03/2021
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Cos’è il Greenwashing e come “difendersi”

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Avete mai sentito parlare di “greenwashing“? Certamente, da un po’ di tempo, tutti noi abbiamo sentito utilizzare sempre più spesso, termini come “green”, “sostenibile”, “etico” e “naturale”. Se da un lato, questo è un segnale positivo del fatto che sempre più persone sono consapevoli dell’importanza concreta dei temi ambientali e dell’impatto ambientale del nostro vivere quotidiano sul nostro Pianeta, dall’altro ci viene spontaneo chiederci se oltre alla forma, ci sia anche della sostanza dietro a queste parole e ai propositi che le sostengono.

Dovete sapere che il termine “greenwashing” è stato usato per la prima volta nel 1986 dall’attivista Jay Westerveld per denunciare una pratica molto comune negli alberghi, i quali, facendo leva sul senso di responsabilità ambientale dei clienti, chiedevano di non mettere a lavare ogni giorno la biancheria (asciugamani ecc..). In realtà dietro a questa richiesta non c’era alcuna priorità ambientalista di ridurre l’impatto delle attività dell’albergo sul Pianeta, ma c’era solo una motivazione di tipo economico (risparmio sul costo della lavanderia).

Un esempio semplice, ma perfetto per descrivere che cos’è davvero questa pratica.

Anche la Commissione Europea si è occupata di questo fenomeno, arrivando a definirlo così: “il greenwashing è l’appropriazione indebita di virtù ambientaliste finalizzata alla creazione di un’immagine verde». Tradotto in parole povere si tratta di dare una pennellata di verde per sembrare più amico dell’ambiente. Il tutto si realizza con un’operazione di marketing e comunicazione, volta ad indurre i consumatori a credere di trovarsi davanti a prodotti, attività e packaging (imballaggi per la spedizione) sostenibili nonché a cicli produttivi virtuosi, con il solo ed unico intento di ottenere un maggior profitto.

A volte, proclami entusiastici e imponenti operazioni di marketing dedicate alla sostenibilità dei propri prodotti mirano a sottolineare con troppa enfasi i pochissimi sforzi fatti da un’azienda per salvaguardare l’ambiente, a fronte magari di un ciclo produttivo ancora estremamente inquinante oppure, altre volte invece, è evidente come si voglia soltanto indurre i consumatori a credere di acquistare prodotti rispettosi dell’ambiente quando in realtà questi non lo sono affatto. Oltre alla beffa per il consumatore, in entrambi i casi, il rischio è che alla lunga, si generi sfiducia nei confronti di qualsiasi messaggio di sostenibilità o impegno ambientale a danno di chi non solo crede nella possibilità di creare un business etico ed ecosostenibile ma si impegna concretamente per realizzarlo anche in ambito lavorativo. Un altro rischio, invece, attiene allo sviluppo di un’economia circolare che si spera sia sempre più sostenibile: la perdita di fiducia dei consumatori di fronte a questo tipo di comportamento può, infatti, allontanarli del tutto da uno stile di vita green.

Ma allora, come fare per capire se un’azienda o in generale un e-commerce ritengono la salvaguardia dell’ambiente, del Pianeta e di tutti i suoi abitanti, una reale priorità?

Innanzitutto,  la trasparenza e le certificazioni ufficiali di cui l’azienda e l’e-commerce si fregiano, fanno la differenza.

Ti basterà dare un’occhiata a siti ed e-commerce per accorgertene: se sono realmente virtuosi, i prodotti, ad esempio, saranno corredati da tutte le informazioni necessarie partendo dall’INCI (elenco degli ingredienti) così come sarà facile  trovare spiegate in modo semplice e chiaro tutte le iniziative e i riconoscimenti ufficiali ed eco-friendly del brand e dei suoi prodotti.

Al contrario, le aziende che cercano di dare forzatamente una veste green ai propri prodotti utilizzano molto accuratamente le parole, ma non danno evidenza dei fatti. Dichiarare un prodotto come “naturale” è molto facile: la formulazione, infatti, non deve far altro che essere composta principalmente da acqua. Allo stesso modo, il termine “biodegradabile” può essere estremamente vago. Ogni materiale, plastica compresa, è biodegradabile, la chiave è capire perché lo è e in quanto tempo lo fa e se può provocare dei danni all’ecosistema nel frattempo. Quindi se trovare dettagli sulle formule e sulla tracciabilità degli ingredienti è un’impresa ardua, ci si potrebbe trovare davanti a un tentativo di greenwashing.

Infine, non sottovalutate l’importanza del packaging! Chi veramente si preoccupa di limitare al massimo l’impatto sull’ecosistema farà il possibile per offrire un packaging (imballaggio per le spedizioni) facilmente smaltibile, che non crei ulteriori rifiuti inutili  e non sarà mai eccessivo rispetto al prodotto che viene spedito.

Assolutamente convinta della possibilità di conciliare l’aspetto ambientale ed etico con la cura della propria persona e della propria immagine, La Gatta Diva ha verificato che i prodotti da offrire alle proprie Clienti fossero concretamente in linea con le proprie convinzioni ed avessero le certificazioni ufficiali che attestassero tutto ciò.

Anche la scelta del packaging è stata oggetto di altrettanto studio, approfondimento e ricerca. Scegliendo di abolire la plastica e i consueti materiali inquinanti che si usano per l’imballaggio, ha adottato fin dall’inizio mailers e nastro adesivo smaltitili nel rifiuto compostabile (umido) domestico, “chips” anti urto in fibre di mais che si sciolgono sotto l’acqua corrente ecc…

Anche la scelta dei vettori di spedizione è stata per La Gatta Diva oggetto di verifica scegliendo di spedire usando l’opzione “Carbon Neutral” GoGreen. Con il servizio a impatto climatico nullo GoGreen, DHL (il nostro partner per le spedizioni) si è infatti impegnato a compensare le emissioni di gas serra dovute alle operazioni di logistica, tramite investimenti in progetti di protezione del clima riconosciuti a livello internazionale. La generazione di crediti “VER Gold Standard” rappresenta il requisito minimo di qualsiasi progetto. Il progetto in Lesotho è stato inoltre certificato nell’ambito dei progetti Fairtrade Climate Standarddi sviluppo e clima Fairtrade dal 2016, il primo del genere a soddisfare tale standard.  Il calcolo e la compensazione delle emissioni dei gas serra sono verificati dai responsabili delle audit della Société Générale de Surveillance SA (SGS) con sede in Svizzera. Ciò avviene nel rispetto dello standard globale multisettoriale “GHG Protocol for Products”, dello standard europeo EN 16258 e degli standard ISO 14064. Le aziende che utilizzano il servizio a impatto climatico nullo GoGreen ricevono annualmente un certificato che può essere accluso al logo DHL GoGreen per condividere il proprio impegno per l’ambiente.

Tutto questo è, per la Gatta Diva, ben più di un impegno ma “la missione” per la quale è nata: offrire al maggior numero di persone possibili la scelta di adottare uno stile di vita più rispettoso di tutto ciò che ci circonda, affinché si possa davvero parlare di una Bellezza con l’Anima!

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